Marina Atzori: recensione di “Profondo Sud”

Profondo Sud di Francesca Mereu

 

Titolo: Profondo Sud

Autore: Francesca Mereu

Genere: Teatro Documentario (Fuoridallequinte)

Ce: EEEdizioni

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Profondo Sud di Francesca Mereu

Recensione di Marina Atzori

“Profondo sud, teatro di note blu e desiderio di libertà”

Profondo Sud è un libro composto da due Opere, scritte sotto forma di Teatro documentario (Fuoridallequinte) che scandisce i ritmi di lettura attraverso battiti di palmi bianchissimi dai dorsi neri come caffè. Battiti silenziosi cadenzati da un dolore rumoroso e falcidiante, da anime tormentate che potrebbero ammalarsi da un momento all’altro. Battiti e canti tristi che segnano l’eterna lotta tra visi chiari e storie scure, come il buio e la pece. I protagonisti di queste due opere teatrali raccontano l’amara realtà, della schiavitù dentro i campi di cotone del Sud America, delle differenze dentro e fuori dai locali per bianchi, dei diritti violati e calpestati senza remora alcuna, dentro e fuori  dalle le mura delle città. Bianchi e neri, padroni gli uni e schiavi gli altri. Emozioni soffocate e corpi prigionieri, schiene piegate sotto il sole cocente, uomini e donne neri, a cantare le note blu della speranza. Questa e anche molta altra sostanza, rappresentano l’abisso affascinante in cui vi immergererete leggendo le testimonianze in  Profondo Sud.

Di seguito leggerete in corsivo, alcuni passaggi che mi hanno particolarmente colpita.

“È agosto a Birmingham, in Alabama. Da giorni l’afa ha avvolto la città nel suo consueto lungo e denso abbraccio estivo. Una stretta che ha svegliato grilli e cicale e costretto i boschi attorno alla città a liberare essenze di pino e rosmarino.”

E poi continuo a leggere trasportata dalla melodia di una storia che scorre ben raccontata e condita di particolari che avvolgono i miei pensieri come una calda coperta.

“Nonna Elizabeth diceva che il blues era il dono che Dio aveva fatto al popolo nero per aiutarlo a superare la vita.

Quella vita.

Glielo aveva detto un vecchio dalla pelle color legno di ciliegio: un indiano Choctaw, scacciato assieme alla tribù dalla sua terra d’origine che ora si chiama Mississippi e Alabama. Era tornato di nascosto il vecchio in Alabama per godere del canto di Madre Natura. Nel Sud, aveva spiegato alla nonna, anche il più piccolo ruscello regalava melodie e suoni dolcissimi a chi sapeva ascoltare, nel Nord, dove i Choctaw erano esiliati, la natura era invece silente. E il vecchio disse che il blues era l’unione del ritmo d’Africa con il canto di Madre Natura. Un canto sacro. Come si poteva spiegare che con il blues la tristezza se ne andava?”

In Profondo Sud, ho letto due rappresentazioni di incommensurabile sofferenza, contrapposta a una consapevolezza e a una rassegnazione che lasciano senza parole. La musica si fa portavoce della libertà, anzi la musica è l’unica voce a sentirsi liberare da una prigione che sembra divenuta eterna nei secoli. La libertà cerca una strada sua con la scrittura di testi toccanti e realistici; la musica spinge per uscire dalle gabbie della mente, dalle labbra e dalle braccia stanche di soccombere, trasformandosi nell’arte vocale e strumentale per eccellenza, il Blues. La nota blu tipica del Jazz, detta anche bleu note, entra nel vivo delle coscienze in modo prepotente, perché a prendere parola in queste due Opere, sono le persone, quelle vere, quelle che hanno avuto paura di pronunciare anche solo una sillaba senza consenso, che hanno vissuto momenti di assenza totale di musica e di respiro. Sappiamo bene quanto possa risultare difficile, arrivare al lettore con argomenti importanti e significativi come la discriminazione razziale, eppure Francesca Mereu ci riesce, con delicatezza, cedendo passo e parola a chi è il vero protagonista, lo schiavo. L’autrice è stata in grado di creare più atmosfere palpabili ed estremamente vicine al cuore di tutti coloro che desiderano prestare orecchio alle sue parole scritte. Cala il sipario e si sente il profumo forte, acre, di terre quasi sommerse dalle abnegazioni. Le luci si abbassano e Francesca Mereu, dietro le quinte del suo libro dirige ogni passo, accompagnando con affetto chi l’ha coadiuvata nella creazione di un vero e proprio copione pronto a mettere le ali ed entrare in platea a raccogliere gli applausi che merita.

Anche se questa realtà del Sud America può sembrare lontana mille miglia da noi, non lo è. Profondo Sud è attualità, un’attualità che si insinua nel quotidiano senza necessariamente essere di fronte ai nostri occhi. Le scene e i luoghi vengono descritte magistralmente, al punto da immaginare luoghi e volti, tonalità e sfumature. Non avevo mai avuto occasione di cimentarmi in una lettura così particolare, che sfida l’immaginazione fino a risvegliarla dal torpore, devo dire di aver raccolto e accolto una serie di messaggi che scuotono e invitano a non dimenticare.

“E quella poesia cantata altro non era che il germoglio di un nuovo suono che avrebbe per sempre rivoluzionato il panorama musicale americano e non solo. Un suono che sarebbe diventato la spezia indispensabile di tutta la musica moderna. E questa rivoluzione iniziava nella parte più povera d’America in comunità rurali completamente tagliate fuori dal resto del paese. In posti così sperduti che non erano segnati nelle cartine geografiche.”

La liaison tra voce narrante e personaggi è perfetta, permette al lettore di assaporare ogni paragrafo e di prepararsi con l’immaginario ai passaggi più significativi e intensi e poi, c’è della Poesia in questo manoscritto, una Poesia densa di angoscia, di senso di ribellione, di volontà di fuggire lontano, laddove non vi siano spazi e luoghi differenziati a seconda del colore della pelle, divisi da linee di confine per nulla immaginarie, da corde tanto spesse da sembrare di non volersi spezzare mai, nemmeno con l’aiuto della lama più affiltata e del fuoco più acceso. Restano impressi nella mente, i versi dei testi Blues e il calore di quel sole che brucia più degli altri soli del Pianeta, nelle colture di mais. Resta la Storia, una storia che vorrebbe insegnare, attraverso la verità oggettiva costellata dagli errori umani, che vorrebbe mettere un punto e ricominciare da zero con l’uguaglianza e diritti umani.

Non resta che sperare in un mondo migliore, in cui queste assurde ingiustizie cesseranno di esistere.

“La leggera brezza s’era fermata. All’improvviso l’aria era diventata densa come il racconto di Elizabeth. Il tipico caldo umido aveva di nuovo avvolto Birmingham.

Elizabeth finì la sua storia nel quartiere nero, il teatro di quegli eventi drammatici che aiutarono gli afroamericani a conquistare i diritti civili.”

Brava Francesca Mereu! Cinque margherite per il suo, davvero speciale, Profondo Sud”