Sugar Harp e le sue canzoni blues umoristiche

Francesca Mereu, Birmingham, Alabama 

 

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Foto di Roger Stephenson

Da bambino Charles Burroughs non riusciva a parlare, ci provava, ma le parole non venivano fuori. Sembrava quasi rimanessero incastrate da qualche parte. Viveva a Columbus, in Georgia, non tanto lontano da Atlanta. Non aveva amici, perché i giochi con gli altri bambini non lo interessavano. Preferiva sedersi accanto al bisnonno Eddy Griffitt e ascoltarlo cantare e suonare il Delta bluesOsservava con attenzione le dita del nonno pizzicare veloci le corde della slide guitar che si era costruito, le labbra appoggiarsi sull’armonica staccarsi quando era il momento di cantare. Niente lo interessava più di quei gesti e della melodia che producevano. Era una musica ritmata, un suono che gli ispirava storie che rimanevano solo dentro ai suoi pensieriDelle storie così buffe che Charles rideva da solo 

Aveva otto anni il giorno in cui il nonno gli mise in mano l’armonica e gli chiese di suonarla per raccontargli, con l’aiuto dello strumento, quello che sentiva. Charles soffiò e prima uscì la musica e poi piano piano anche le parole delle canzoni. Da allora Charles, noto oggi come Sugar Harp, continua a suonare l’armonica e a comporre canzoni blues.

«Non sono stato io a scegliere il blues, ma il blues ha scelto me», mi racconta Sugar Harpche ha settantadue anni ed è un artista molto amato nel Sud. Dovunque suoni — in Mississippi, Alabama, Georgia, Florida i locali sono sempre pieni. 

«Mio bisnonno è stato il mio maestro. Era un nativo americano, suonava il Delta blues classico, quello con molta slide guitar e tanta armonica, la tipica musica del tempo nel SudIl blues è molto amato dagli indiani americani, perché il blues è la musica migliore per esprimere i sentimenti, quello che si ha dentro 

Le canzoni di nonno Eddy raccontavano storie di vita e, come tutti i racconti che si rispettino, avevano una struttura ben precisa: introduzione, parte centrale e parte finale. Canzoni, insomma, studiate apposta per coinvolgere l’ascoltatore.  

«Il nonno mi diceva: “Fai vivere la musica a chi ti ascoltafagli capire che quello che canti parla di loro e non di te.”» 

«Mio bisnonno è la persona che ha ispirato il mio blues, perché amavo il suo sound. Ho conosciuto Muddy Waters, mi piaceva il suo stile; ho incontrato Jimmy Reed e mi piaceva il suo stile; ero molto amico di B. B. King; ho suonato con Bobby “Blue” Bland, con Clarence Carter, nessuno di loro ha, però, influenzato la mia musica. Ho sempre cercato di essere me stesso e avere il mio stile. Per questo la maggior parte delle canzoni che canto sono mie», dice Sugar. 

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